Sabbie immobili (an exercise in self-indulgence)
A settembre Dedalo avrà compiuto ventidue anni, età cruciale. Ricordo bene tutte le fasi salienti della sua infanzia; il giorno del suo terzo compleanno un evento critico la segnò irrimediabilmente: imbiancò la sua camera per puro diletto con del latte d’asina che si fece spedire dal Marocco, e la madre, preoccupata, lo fece internare al collegio della Santissima Maestà di sua signora l’Erbivendola; lì trascorse ben dieci anni, durante i quali si formò come individuo, come uomo dedito alla scrittura. Amava scrivere, imparò da autodidatta e già seienne compose la sua prima quartina; poeta eccezionale e incompreso, rubava inchiostro e penne dallo studio del signor Creambunch - suo acerrimo nemico - e nei momenti di noia buttava giù i pensieri così come gli erano venuti nella mente, senza alcuna mediazione. I suoi giorni trascorrevano così nella più assoluta dissolutezza, senza freno componeva, nell’oblio. A dieci anni compiuti la madre si ricordò di lui, gli spedì una torta di mele che egli con molta freddezza scaraventò in testa al custode della biblioteca, luogo che a dire il vero egli frequentava spessissimo. Ivi trascorreva più tempo che tra le coperte del suo scomodo letto; imparò tutto quello che c’era da sapere sull’arte, divenne straordinariamente colto e, data la sua innata furbizia, riuscì a diventare docente di liceo all’interno del collegio. Non di rado gli altri insegnanti cercavano di intrattenere un qualche dialogo con lui, ma, il risultato che ottenevano - nella migliore delle ipotesi - era un saluto fantasioso come quelli che ci si può aspettare da una donna sulla trentina che abbia trascorso l’intera giornata a rimuginare sulla condizione dei costruttori di ponti durante la guerra d’indipendenza. Ciò lo aveva messo in cattiva luce e naturalmente era emarginato dalle discussioni più importanti relative al modus operandi del moderno insegnante - che era anche il titolo del libro che la moglie del preside era intenta a stender giù in quei mesi, mesi di frizzante splendore -, la sua statura non esattamente imponente lo metteva spesso in ridicolo di fronte gli studenti; i più cattivi lo insultavano apertamente, si sa, la perfidia dei bambini è paragonabile solo a quella di un tiranno greco con l’esecrabile passione smodata per le ricchezze e che abbia un’indole da tribunale inquisitorio. Nei giorni in cui era particolarmente triste, Dedalo, soleva recarsi al laghetto che costeggia la parte orientale del giardino collegiale; lì meditava a lungo sulle peregrinazioni in terra santa e questo gli ispirava i versi più ispidi e taglienti, invettive contro la società che lo voleva già adulto e responsabile. Alla veneranda età di dodici anni arrivò quel momento che solitamente negli uomini corrisponde ad una morte e subitanea rinascita, si innamorò.
La incontrò in un giorno di sole sotto un cipresso, lei era intenta a sfogliare le pagine di un libro, ed egli ne rimase fulminato; da quel momento ogni gesto della sua vita assunse un significato completamente diverso, non mangiava per fame ma per la pura soddisfazione del deglutire; insegnava con rinnovato ardore, nulla in lui era più un tormento infernale, ora i suoi versi sgorgavano meno dolorosi e in più intrisi di un selvaggio istinto alla creazione di baracche di legno; così il tempo scorreva, ancor più inesorabile verso il tramonto della sua vita. Passarono sei mesi prima che si decidesse a fare il primo passo verso quella creatura che lo aveva reso spettro riflesso opaco del suo essere; una mattina stava recandosi quasi incosciamente a ritirare la posta - aspettava un importante pacco che doveva contenere delle lettere perdute - e fatalità, ella si trovava proprio lì, col suo abito candido, di un candore che rasentava il bagliore di una folgore nel sereno cielo notturno; la sua figura irradiava splendore ove luce non poteva esserci e dove fino a pochi mesi prima non c’era stata; ossia nel cuore malato di Dedalo. Passandole vicino le sfiorò le dita con le sue, un forte dolore al petto, e poi buio. Si risvegliò didici giorni dopo all’ospedale del Sarcinto, sua madre al capezzale pianse lacrime amarissime nel vederlo nuovamente con gli occhi aperti e questo causò la sua dipartita. Dopo sei mesi di convalescenza - aveva perso del tutto la memoria - lo congedarono dall’incarico di insegnante e così abbandonò il collegio. Orfano, ignorante e senza un soldo finì sulla strada; viveva della carità delle donne che si recavano al mercato, luogo che egli frequentava, nella speranza di qualche furtarello; l’inchiostro e la penna lo attiravano nuovamente, segno del fatto che in lui un tizzone era rimasto acceso e da un momento all’altro sarebbe potuto divampare di nuovo, più forte di prima; per sua cattiva sorte scoprì però anche l’alcool e ciò che riusciva a guadagnare finiva per sperperarlo bevendo. Così trascorse ben sette anni della sua vita, anni durante i quali accumulò saggezza oltre ogni immaginazione; iniziò una lunga peregrinazione, visitò tutti i luoghi che le sue gambe gli permettevano di raggiungere e parlò con tutti quelli che incontrava, non importava che si trattasse di bambini, di sacerdoti o assassini, egli parlava anche con i cani. Non aveva nella vita nessuno scopo che non fosse il dialogo e la sua perpetuazione nella carta. Ricominciò a scrivere assiduamente, come poteva, quando poteva e nell’inconsapevolezza che questo lo privava lentamente della sua essenza, stava realmente morendo. Un giorno più luminoso degli altri una donna lo soccorse dopo che aveva per l’ubriachezza battuto il capo contro un carro ed ella lo portò nella sua abitazione; lì ricevette le cure amorevili della madre che in realtà non aveva mai avuto, ed improvvisamente, per la prima voltà si sentì bambino. I giorni passavano ed egli riacquisiva le forze, perse qualunque contatto col demone della bottiglia, la penna non lo attirava più e l’amore per una donna sarebbe stato adesso un’esperienza nuova. Iniziarono per lui giorni sereni, la donna che lo aveva salvato dalla morte divenne per lui l’unico fine, lentamente si dischiuse dal torpore, ed una mattina di settembre… Nacque il giorno del suo ventiduesimo compleanno; in quel giorno inizia la storia di Dedalo, uomo formidabile.